Esercizio: gioco dei perché

Provo a svolgere un esercizio usando il metodo dei perché di cui ho parlato l’altra volta.

Spunto: stazione Termini, sera. Un gruppo di persone è in piedi davanti al tabellone di arrivi e partenze. Fra questi un uomo, dall’aspetto fisico insignificante, tiene in mano un mazzo di chiavi, che fa tintinnare con insistenza, rumorosamente, in maniera incessante.

  • Domanda: perché fa quel gesto?
  • Risposta 1: è stressato, e il gesto lo rassicura.
  • Risposta 2: è un criminale che sta dando un segnale ai suoi complici.
  • Risposta 3: è un alieno che sta comunicando col suo pianeta.

Queste tre risposte aprono tre scenari diversi, e tre tipi di storie diverse:

  • D1.2: Perché è stressato?
  • D2.2: Che cosa stanno tramando?
  • D3.2: Cosa cavolo ci fa sul nostro pianeta?

Decido di approfondire la prima.

  • R1.2: Deve partire per tornare a casa, ma il treno è in ritardo, e rischia di essere cancellato.
  • D1.3: Perché la cosa lo stressa così tanto?
  • R1.3: Ha sempre sofferto di crisi di panico, e non riuscire a tornare a casa lo mette in ansia.
  • D1.4: Perché tintinna le chiavi?
  • R1.4: Perché era un gesto che faceva sua mamma quando da piccolo aveva le prime crisi di panico, e lo rassicurava. Il suo terapeuta gli ha suggerito di ripetere quel gesto e ricreare quel suono. La cosa lo aiuta.

Qui abbiamo introdotto due elementi: un passato del personaggio, e un secondo personaggio (il terapeuta).

E’ chiaro a questo punto che il Tema della storia è quello della malattia mentale, della nevrosi. Che cosa può succedere a questa persona? Perché è in città da sola? La città è Roma o un’altra? Se è Roma, è una grande città, e ha delle conseguenze diverse che se è in un piccolo paesino di provincia. Nel primo caso abbiamo un nevrotico soggetto a crisi di panico che si trova bloccato in una città che non è la sua (e cosa ci faceva lì in primo luogo?) Da qui possono scaturire diverse situazioni nella lunga notte che dovrà passare fino al mattino dopo, quando troverà il treno. Avremo un dramma o una commedia drammatica. Se invece la città è un piccolo borgo di campagna, allora la solitudine e la mancanza di strutture di questo paesino possono suggerire esiti horror.

Sviluppiamo.

  • Dramma: il ragazzo è costretto a passare la notte in una città sconosciuta. Deve cercare aiuto. Un posto da dormire. Incontra diverse persone. Ciascuna gli fa scattare una crisi. Ciascuna lo porta in un posto inaspettato. Un pasto inaspettato. Una compagnia inaspettata. Un luogo inaspettato. Una notte passata in bianco a fare cose inaspettate. Al mattino lui avrà attraversato quell’odissea e affrontato le sue nevrosi. Partirà cambiato.
  • Horror: il ragazzo è costretto a passare la notte nel villaggio. Tutti già dormono e per strada non c’è nessuno. Chiede aiuto a un ristorante. Viene accolto sospettosamente, mangia qualcosa di schifoso. Lo mandano all’albergo del paese. Padrone inquietante. Stanza rumorosa. Versi e urla. L’albergo è una trappola per sventurati, il padrone li uccide per darli da mangiare al ristorante. Dovrà affrontare l’incubo senza soccombere a sua volta alle proprie paranoie. Può rilassarsi solo con il suono delle chiavi, ma non può fare rumore per non essere scoperto.

E così via.

Entrambi gli spunti sono troppo acerbi per dei soggetti veri e propri, ma da una singola immagine, in poche ore sono emerse almeno due storie distinte. Ovviamente ciascuna affronterà il tema diversamente: spunto drammatico la prima, ostacolo e suspense la seconda.