Il viaggio dell’eroe

Uno dei più comuni archi narrativi è il cosiddetto “Viaggio dell’eroe”. Ne parla Joseph Campbell in “L’eroe dai mille volti”, ma ricordo dai tempi dell’università i primi saggi psicoanalitici come “Il mito della nascita dell’eroe” di Otto Rank.

Ho trovato una bella immagine che lo riassume.

Il viaggio dell'eroe - schema

La struttura segue quello che ho già detto altrove. L’eroe parte da una situazione di normalità, la quale viene rotta da un evento (Azione Complicante). L’eroe così viaggia verso una dimensione di non-normalità, nella quale affronta le vicende che ne comporteranno il cambiamento. Alla fine, in maniera circolare, ritornerà alla normalità e la situazione di quiete verrà ristabilità, benché in maniera diversa da quella iniziale.

La Ballata del Vecchio Marinaio di S.T. Coleridge è forse il più densamente simbolico di questi racconti. Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien il più epico e popolare.

Non sempre la situazione finale deve essere tanto diversa da quella iniziale: peculiarità delle opere in serie (come il fumetto popolare o le sit-com) è quella di restituire l’eroe identico a come era partito, in modo che l’avventura successiva (l’episodio seguente) possa partire dalla premesse invariate. Senza continuity, si potrebbe dire.