Non hai un’idea finché non usi la parola “ma”

Aaron Sorkin lo sottolinea molto chiaramente:

Non puoi dire di avere un’idea finché non usi le parole “ma”, “tranne che”, “e poi”…

Sono queste congiunzioni che scatenano l’Azione Complicante, e che in definitiva trasformano una situazione in una storia.

Questo errore è sempre stato presente nelle mie idee giovanili.

Uno di questi mi fu fatto notare da una rivista a cui avevo inviato un “racconto”, che era stata così gentile da inviarmi una scheda di commento insieme al rifiuto.

Il “racconto” parlava di un viaggio nell’oltretomba, sul fiume Stige. Descrivevo le atmosfere tenebrose del luogo, il disorientamento del protagonista, la terribile apparizione di Caronte e il senso di ineluttabilità scatenato dal passaggio sulla sua barca.

E basta.

Non c’erano un’inizio e una fine. Non c’era un’evoluzione del personaggio. Quello che avevo scritto era un quadro, non una storia.

Ricordo un’altra idea messa su carta durante la mia adolescenza: Un gruppo di artisti visita le proprie tombe, poche ore dopo la propria morte.

Ricordo di avere descritto molto bene l’ambientazione, il senso di malinconia dei personaggi, la tristezza crepuscolare della situazione. Ma non avevo pensato a nessun “ma”.