Quaderno Bianco – 2

Seconda pagina del Quaderno Bianco.

Naturalmente sarebbe interessante – anzi inevitabile – parlare di scrittura digitale. La fisicità del segno che si scontra con l’assenza di neri e inchiostri, e dove sono le X che sovrascrivono e correggono le parole? Le righe tirate e le sottolineature, e le note a margine? La bianchezza della pagina è la bianchezza del vuoto (idea per un capitolo a parte, La bianchezza della balena pagina bianca) in cui la scrittura nasce, si muove, trova spazio e definisce lo spazio. I neri sulla carta sono i contorni del vaso, le pietre del giardino, il caos estratto dall’infinito e cristallizzato in una forma netta, imperfetta e finita ma reale, concreta, vera. Questo fa la scrittura, è un’opera di selezione, recissione e dissezione. Difficile aderire all’idealismo e al tempo stesso agire sulla carta, “osare turbare l’universo” o produrre un’ammaccatura nell’universo (un dent). Il flusso pulito e trasparente della scrittura a schermo sembra non contenere in sé tutto lo sporco tumulto che lo genera, ma vi assicuro che è presente. Per questo è più facile che la scrittura web risulti ingannevole, fintamente pura, fintamente finita, fintamente autorevole come l’uguale pagina ben tipografata. Ma mai bisogna credere che sia così, a volte bisognerebbe guardare sotto il cofano. Come in wiki, andrebbe aggiunto un pulsante per mostrare il codice, forse un semplice javascript farebbe al caso, ma non è lì che mi interessa andare a parare.