Rubare le idee

Molti aspiranti autori sono inspiegabilmente restii a parlare delle proprie idee e a condividerle con altri colleghi. Addirittura c’è chi non si fida a proporle agli editori. “E se poi mi rubano la mia storia?” ti dicono.

Ecco cinque risposte agli autori che sono restii a condividere le loro idee perchè “poi me le rubano”.

  1. Niente è originale. La tua idea è sicuramente identica a qualcosa di già pensato o già scritto. Tutto in qualche modo è un furto, una citazione, un mesh-up, un rifacimento di cose già scritte. Non è l’originalità a fare l’opera, ma la forza dell’espressione.
  2. Se te la rubano, ne fai un’altra. Se ti rubano una storia, ne fai un’altra. Se ti rubano un’idea, te ne fai venire un’altra. Sei un autore: avere idee costantemente fa parte della tua natura. Se ne hai davvero avuto una sola, e ti disperi perché te l’hanno rubata, non vali niente.
  3. A nessuno importa delle tue idee. Chi scrive di idee ne ha già talmente tante che l’ultima cosa di cui ha bisogno è rubarle agli altri. Ognuno vuole scrivere le proprie cose, quelle che sente dentro, di cui è orgoglioso. Nessuno vuole scrivere le idee degli altri. Quanto agli editori, è nel loro interesse scoprire e proteggere autori validi, non boicottarli.
  4. Non essere presuntuoso. Le tue idee non sono così belle e così speciali da fare gola a tutti.
  5. Le idee non contano un cazzo. Non sono le “trovate”, gli “spunti” a fare l’opera, ma il linguaggio, lo stile, l’autenticità nel racconto. Lo dice benissimo Gipi, qui.

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