Scrittura epistolare – appunti

Sto provando a scrivere un romanzo che ha due caratteristiche fondamentali:

  • Ha uno stile epistolare / diaristico
  • Ha tanti pdv diversi

Lo stile epistolare / diaristico comprende ovviamente lettere e diari ma anche note, articoli di giornale, telegrammi, resoconti medici, ecc. Una specie di enorme “found footage” letterario. Ogni documento è scritto in prima mano dal suo autore, che è uno dei personaggi della storia.

La storia è la somma di questi frammenti, un po’ come Dracula. Qui ho qualcosa come 1 personaggio principale e 5 o 6 secondari, intesi come autori che noi leggiamo.

Una cosa che sto notando nella scrittura immediata della prima stesura è che nello stile epistolare è molto difficile “mostrare” invece che “dire”. Il diario per definizione è il racconto in prima persona di qualcosa che è accaduto, e quindi non può svolgersi attraverso la narrazione. Inevitabilmente il personaggio “racconta” quello che è successo descrivendolo, e facendolo con la propria voce che non è quella di un osservatore onniscente.

Dunque, il diario è:

  • prima persona presente
  • punto di vista soggettivo
  • rievocazione degli eventi passati
  • rievocazione delle emozioni vissute
  • descrizione delle emozioni presenti

Un diario potrebbe anche descrivere gli eventi presenti (ad es.: “in questo momento la pioggia batte contro i vetri, e il mio fiato si condensa sulle pagine che sto scrivendo”) ma credo che questo utilizzo sia limitato. Si avvicina di più al lirismo (descrivo quello che vedo, sento e provo) che non allo story telling.

Raccontando eventi passati, c’è da aggiungere 1) il filtro emotivo dato dal distacco temporale, e 2) l’urgenza narrativa.

La voce del narratore coincide con la voce del personaggio, e questo vale tanto per il linguaggio quanto per la visione del mondo. Il narratore dovrà dare per scontati molti dettagli che un personaggio non metterebbe mai su carta: in questo forse c’è lo spazio per un “mostrare”, in questi sotterfugi con cui sfuggendo al realismo si fanno dire al personaggio delle cose che servono al lettore, e quindi si inseriscono elementi descrittivi, dettagli, esposizioni, ecc. Però appunto è un sotterfugio letterario, un meccanismo con cui si maschera la rottura del realismo.