Tre atti e triangoli

Analizzando le strutture narrative e in particolare la struttura a 3 atti, mi è capitato di leggere molte critiche: è castrante, non è originale, limita la creatività, e così via.

Con i miei compagni sto osservando un processo inverso: l’analisi di film ci porta a sforzarci di trovare la struttura all’interno di opere già esistenti. Ci accorgiamo che non è sempre facile incastrare i “pezzi” (i plot point) in quello che vediamo.

La verità è che ogni analisi critica e strutturale è un’astrazione fatta a posteriori. L’analisi viene sempre dopo l’arte, non prima. La struttura a 3 atti è un utile strumento didattico, ed è giusto che ogni autore la padroneggi.

Ma si tratta di un’astrazione, esattamente come la geometria. I triangoli esistono in natura? Tre alberi stanno in mezzo a un prato, ma siamo noi a “leggere” un triangolo che li unisce, quegli alberi non sono stati creati sulla base di un disegno. Se noi applichiamo la figura di un triangolo a qualcosa di esistente, scopriamo che può non combaciare perfettamente: i lati non sono tutti uguali, la sezione aurea non è così aurea, ci sono imperfezioni che deviano di poco dalla figura ideale.

Noi dobbiamo tenere a mente questa geometria quando scriviamo, come un architetto, sapendo che se il disegno non è ben fatto l’edificio può crollare. Ma una volta costruito l’edificio, le planimetrie non ci interessano più.